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Dalla rottamazione delle cartelle alla riforma tributaria, passando per un condono: una parte della soluzione.

Forse solo alcuni di noi ricordano l’impianto originario della riforma tributaria scaturita dalla legge delega 825/71.

Quella legge che portò ad un impianto tributario che ancora oggi reputo adeguato e moderno: basato su principi solidi, condivisibili, equi.

Quella che prevedeva la progressività della tassazione personale (attraverso l’IRPEF), perché ciascuno concorresse ai bisogni della macchina dello Stato secondo il principio della capacità contributiva.

Quella che prevedeva una tassazione reale (attraverso l’ILOR), che proprio in quanto tale non toccava i redditi da lavoro.

Quella che introduceva un’IVA assai diversa da quella che conosciamo.

Quella che introduceva un sistema di giustizia tributaria il quale, a fronte di norme chiare, avrebbe potuto ben operare.

Una struttura ben disegnata, che abbiamo visto pian piano cambiare e venire snaturata per effetto delle più varie norme tampone (spesso inserite attraverso la decretazione d’urgenza), o completamente distrutta attraverso la soppressione dell’ILOR e l’introduzione dell’IRAP, imposta di cui non si è mai capita la ratio (peraltro volta a colpire il “valore aggiunto” già tassato attraverso l’IVA), se questa non si riconduce alla mera esigenza di “fare cassa”.

 

Quasi inutile, è poi ricordare gli innumerevoli provvedimenti via via inseriti nel sistema, sostituiti, reintrodotti, riscritti: interventi tutti, che hanno completamente distrutto la logica che informava la riforma stessa.

 

Voglio invece spendere due parole in più rispetto al totale malfunzionamento del sistema di giustizia tributaria.

Le Commissioni Tributarie (ormai rarissimo esempio di giurisdizione speciale), sono affidate a giudici di norma non togati, sovente assolutamente digiuni della materia tributaria, anche a causa di un perverso meccanismo di incompatibilità, che preclude l’accesso a coloro che davvero conoscono l’argomento in modo preciso ed approfondito.

Questa circostanza, unita all’imperare dell’aberrante principio dell’inversione dell’onere della prova (che obbliga il contribuente a fornire la cosiddetta “probatio diabolica”, ovvero a dover dimostrare di NON aver compiuto un atto o un fatto), costringono il contribuente a raffrontarsi ogni giorno con un sistema disordinato, poco chiaro e incerto, in cui la soluzione giudiziaria è poco più di una partita alla roulette.

 

Ecco, forse se si trovasse il coraggio di rimettere mano a questo sistema ormai compromesso, dico forse, potremmo cominciare a non doverci preoccupare più di provvedimenti spot ed incomprensibili come la cosiddetta “rottamazione delle cartelle”, o di continue e reiterate “norme temporanee”, che, al solito, sono le più definitive di tutte.

Per fare questo, però, ci vuole competenza, volontà politica e coraggio, tanto coraggio: per esempio quello di ammettere che non andremo mai da nessuna parte, se non avremo l’onestà intellettuale di ammettere che (magari stropicciando un poco alcuni principi etici) ci vuole un colpo di spugna vero.

Ci vuole quel provvedimento impopolare, il cui nome nessuno vuole pronunciare, ma che, personalmente intravedo come unica soluzione.

Ci vuole un condono tombale che permetta di ripartire da zero: su basi nuove solide e chiare.

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