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#Back2Life

 

Dopo quasi due mesi di chiusura delle attività produttive ed economiche è giunto il momento di prendere coraggio e tentare la ripartenza della “Macchina Italia”, con particolare riferimenti alle filiere produttive ad alto valore aggiunto con pesante esposizione verso la concorrenza internazionale.

Per ripartire dovremo tenere costantemente sotto controllo l’evoluzione del famoso parametro R(0), quello che misura quante persone sono contagiate da una persona positiva al Coronavirus. Malgrado le pesanti restrizioni produttive adottate, oggi si assiste ad una riduzione solo limitata dei contagi con R(0) di 0,8-0,85 a fronte di livelli cinesi di 0,35 rilevati rispetto alla chiusura totale in Hubei.

In questa situazione la probabilità di ripresa di fiamma dell’epidemia persiste costantemente. Per poter abbassare R(0) a livelli di sostenibilità di medio termine è necessario che vengano poste in atto azioni strutturate in cui la specifica responsabilità di ogni impresa e di ogni individuo incide pesantemente sulla sostenibilità economica e sul benessere fisico e sociale della nazione. E’ quindi necessario passare allo sviluppo di una nuova cultura industriale, logistica e produttiva nazionale con la partecipazione diretta di tutti gli attori interessati a campagne di condivisione e di formazione attraverso workshop tematiche come quelli che sono stati attivati dal Cluster Tecnologico Nazionale Fabbrica Intelligente, da AFIL in Lombardia, dalle Associazioni Imprenditoriali e da altri attori della filiera manifatturiera. La diffusione della cultura della sicurezza e della responsabilità sociale appare la chiave di volta di una strategia di ripartenza. Queste stesse note sono un sunto dei contenuti sviluppati in uno studio molto approfondito svolto dall’Università di Genova e presentato dal prof. Flavio Tonelli, professore Ordinario di Tecnologie Industriali presso la medesima Università, durante uno di questi eventi.

Insieme al cambiamento culturale e operativo sarà necessario passare ad una fase ‘attiva’ grazie alla quale attraverso tamponi e test strutturati, tracciatura dei potenziali contagi, identificazione degli immuni (seppure temporanei) si possano riunificare in una visione olistica ed efficace l’approccio sanitario a quello scientifico a razionale tecnologico.

Il ruolo delle imprese grandi e piccole in questo sforzo sarà fondamentale. Infatti un efficace sistema di testing necessita di uno strumento “mirato” e non può essere realisticamente esteso sull’intera popolazione o su di un larga parte di essa. La tracciatura delle fonti di contagio può essere efficacemente effettuata attraverso un contributo attivo da parte di tutte le imprese, attraverso la predisposizione di procedure che permettano una identificazione rapida di ogni situazione di rischio in modo da isolare tutti i soggetti potenzialmente in pericolo ed eliminare la possibilità di creazione di focolai.

Il protocollo di sicurezza non deve essere considerato un ulteriore adempimento richiesto dalla normativa ma uno strumento attivo che l’impresa deve utilizzare principalmente a vantaggio suo e dei propri dipendenti per garantire la massima sicurezza anche nel caso della malaugurata scoperta di un evento di contagio.

La ricerca dell’Università di Genova evidenzia infatti che “la ripresa progressiva, programmata delle attività lavorative, oltre che una necessità del paese, costituisce una grande opportunità di identificare nuovi casi e di eseguire una aggressiva ed efficace ricerca di tutte le sorgenti di virus, garantendo l’identificazione certa di casi incidenti in ambiente lavorativo (e non più ‘ignoti’ presenti endemicamente sul territorio),  l’identificazione di tutti i contatti contagianti, l’estinzione progressiva di tutte le sorgenti di contagio, la sorveglianza attiva efficace anche in possibili futuri periodi epidemici”.

La responsabilità d’impresa e dei suoi attori apicali si conferma ancora una volta un elemento strategico per la gestione delle crisi economiche e lo sviluppo del Paese. Non perdiamo questa occasione.

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