Area riservata

Quadro sanzionatorio in materia di violazione delle misure di sicurezza sui luoghi di lavoro

 

Il DPCM del 10/04/2020 ha disposto su tutto il territorio nazionale dalla data di entrata in vigore, 14/04/2020 e fino ‪al 03/05/2020, l’applicazione di misure urgenti di contenimento del contagio da Covid-19.

Tra le varie misure il DPCM conferma la sospensione di tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate ed amplia il novero delle attività già consentite, ricomprendendovi anche quelle funzionali alla continuità delle filiere delle attività individuate.

Il provvedimento in esame, sottopone, inoltre, alcune delle attività indicate al sistema della preventiva comunicazione al Prefetto della provincia ove ha sede l’attività, che sostituisce il precedente meccanismo dell’autorizzazione, ed estende detto nuovo specifico obbligo di comunicazione anche con riferimento alle attività sospese, in determinati casi di accesso ai locali aziendali.

CONSEGUENZE DELLE VIOLAZIONI DELLE MISURE RESTRITTIVE DA PARTE DELLE SOCIETA’

In caso di violazione delle misure restrittive da parte delle società, il DPCM in esame prevede:

  • l’applicazione di una sanzione amministrativa compresa tra 400 e 3000 euro, nonché la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni, così come previsto dall’art. 4 D.L. 19/2020;
  • possibilità che la violazione commessa, se rileva penalmente e quindi integra una fattispecie di reato, sia punita ai sensi di legge secondo la fattispecie di reato integrata (ad esempio, la trasmissione alla Prefettura di comunicazione basata su informazioni non vere, potrà essere sanzionata per falso);
  • rilevanza penale delle condotte di imprese e datori di lavoro anche con riguardo alla disciplina della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Infatti, in caso di contagio avvenuto in ambiente lavorativo, il datore di lavoro potrà essere chiamato a rispondere anche del reato di lesioni colpose o omicidio colposo quando, a titolo esemplificativo:
    1. non abbia attuato il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro siglato tra Governo e parti sociali il 14/03/20;
    2. le misure implementate nell’ambiente di lavoro siano state ritenute inadeguate per la salvaguardia dei lavoratori.
  • Oltre al datore di lavoro, anche le Società potranno essere ritenute responsabili.

Infatti, qualora sia provato che l’evento lesivo (morte o lesioni) a carico del lavoratore si sia verificato a vantaggio della società, sarà possibile configurare una fattispecie di reato ai sensi del D.lgs. 231/2001 con conseguente applicazione di sanzioni sia pecuniarie (anche fino a un milione di euro) che interdittive.

Così, ad esempio, la società potrà essere ritenuta responsabile delle lesioni o della morte del lavoratore nel caso in cui:

  • abbia proseguito l’attività, anche se non ricompresa in quelle indicate nel DPCM del 10 aprile 2020;
  • non abbia garantito l’osservanza delle norme di sicurezza anti-contagio, come il distanziamento interpersonale;
  • abbia omesso l’acquisto dei necessari dispositivi di protezione individuale al fine di contenere i costi.

Alla luce di tale contesto sanzionatorio, al fine di evitare conseguenze penali, è quindi indispensabile porre molta attenzione nel predisporre le comunicazioni alla Prefettura, attivarsi concretamente per garantire standard di sicurezza anticontagio adeguati ed ove presente un Modello di Organizzazione e gestione 231, coordinarsi con l’Organismo di vigilanza ai fini del monitoraggio e verifica delle misure preventive o valutare l’introduzione di tale modello ove non presente. efficaci nell’ambiente lavorativo.

professionisti in sinergia maruggi sarezzo
05 Marzo 2021 LAVORATORI “IMPATRIATI”: MODALITà PER OTTENERE LA PROROGA DEL REGIME FISCALE AGEVOLATO Leggi »
studio maruggi professionisti in sinergia
Studio Maruggi Industria 4.0