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Tracciabilità dei contatti: un atto di responsabilità sociale

Quante volte vi sarà capitato di entrare in auto e, nel momento in cui il vostro smartphone si connette con il sistema di comunicazione ed intrattenimento della vostra vettura, vi appare un messaggio delle mappe del telefono che vi informa del traffico che incontrerete sul percorso per andare esattamente dove dovete andare, senza che voi lo abbiate preventivamente avvisato? È un esempio di come la nostra vita sia in realtà costantemente monitorata da agenti digitali invisibili che però hanno la sublime caratteristica di facilitare la nostra vita quotidiana. Per questo non li disattiviamo.

Ci pare quindi assolutamente sterile la polemica montata in questi giorni rispetto all’utilizzo dell’App di tracciamento dei contatti tra le persone che una nota società di applicazioni digitali sta realizzando su incarico del Governo.

L’impatto che quest’App può avere sulla nostra privacy è infinitamente inferiore rispetto a quanto viene quotidianamente fatto da decine di agenti digitali che si annidano nel nostro smartphone, normalmente mantenendo in locale le informazioni raccolte, ma spesso maliziosamente attivi per fornire informazioni sui nostri comportamenti ad agenzie di analisi di mercato che abbiamo inconsapevolmente autorizzato mentre cercavamo di accedere ad un servizio online.

È necessario comprendere, come emerge da tutte le centinaia di ricerche a livello mondiale e dalle esperienze di alcune nazioni che hanno già attivato sistemi di tracciabilità, che l’unico meccanismo attivo che abbiamo a disposizione in questo momento per sconfiggere il virus, oltre al lockdown – cioè “tutto chiuso e tutti a casa”, è quello della tracciabilità dei contatti e della dichiarazione immediata alle autorità sanitarie nel caso in cui una persona, malauguratamente, risulti positiva al virus.

Il meccanismo su cui si appoggerà l’applicazione “Immuni” (brutto nome, ma ci pare una questione molto secondaria) garantisce la massima riservatezza sia per la persona positiva (il cui stato di positività sarà noto solo alle autorità sanitarie), che per le persone che sono entrate in contatto con lei nell’arco degli ultimi 15 giorni. Tuttavia, questi individui potranno venire informati di essere stati in contatto con una persona positiva e quindi dovranno attivarsi per verificare il loro stato di salute nel più breve tempo possibile. Questo consentirà di spegnere immediatamente i focolai di infezione e soprattutto di salvaguardare la salute e, spesso, la vita delle persone, grazie alla tempestività di tracciatura e intervento. Le esperienze cliniche di questi mesi, infatti, hanno permesso di verificare che, tanto più velocemente si intercetta e si interviene sulla malattia, tanto minori saranno gli effetti sulla persona malata, effetti che spesso possono essere penalizzanti, anche in caso di sopravvivenza, nel lungo termine.

L’applicazione, originariamente, avrebbe dovuto basarsi su un componente software sviluppato sotto l’egida della Commissione Europea (chi fosse interessato può consultare il sito www.pepp-pt.org) che si è però rivelato poco affidabile. Sarà invece rilasciata utilizzando il software che è in corso di sviluppo congiunto da parte di Apple e Google in modo da garantire la interoperabilità da parte di tutti principali apparecchi mobili in circolazione.

Questo software agirà utilizzando la funzionalità Bluetooth. Essa garantisce il controllo della prossimità (è anche in grado di verificare la vicinanza del contatto) e non utilizza la geolocalizzazione. Ogni volta che ci si avvicinerà ad un’altra persona, i dispositivi mobili si scambieranno un pacchetto digitale unico contenente le informazioni del dispositivo stesso. Le informazioni di riconoscimento di questi pacchetti digitali sono pensate per cambiare ogni 20 minuti e verranno cancellate dai dispositivi ogni 15 giorni, a massima tutela degli utenti. Giornalmente un server centrale distribuirà, a tutti i device attivati, l’elenco dei pacchetti collegati a dispositivi di persone che, tramite l’autorità sanitaria, avranno comunicato la propria positività al virus. In questo modo, ciascuno tra coloro che saranno entrati in contatto con questi pacchetti, potrà essere avvisato di questo evento e potrà quindi attivare autonomamente un processo di verifica del suo stato di salute. La modalità di trasmissione delle informazioni garantirà, quindi,  il completo anonimato, sia del contagiato, che dei suoi contatti. Le informazioni del contagiato saranno note unicamente alle autorità sanitarie, come lo sarebbero comunque.

Nonostante venga lasciata piena autonomia alle persone rispetto all’attivazione dell’applicazione, appare quindi un dovere sociale quello di attivare il meccanismo dell’App “Immuni”. Infatti, alla luce di quanto appreso, essa impatta in modo impercettibile sulla privacy delle persone, anche in relazione ad altri meccanismi normalmente utilizzati nella vita quotidiana. Tuttavia, permette di salvaguardare prima di tutto la propria salute e quella dei propri cari e contemporaneamente di mettere in atto una catena di solidarietà sociale che permette di minimizzare l’impatto, sul sistema sanitario e su quello economico, delle positività che si verificheranno, fino a che non verrà trovato un vaccino o una cura sicura per la guarigione. Non possiamo permetterci, soprattutto sul nostro territorio, una nuova fase di lockdown determinata dalla diffusione incontrollata del virus: non solo perché la vita di persone appartenenti alle categorie più esposte può essere rimessa in gioco, ma soprattutto perché la ricchezza del territorio, costruita in 70 anni di sacrifici, e il benessere delle famiglie, potrebbe in breve essere trasformato in un futuro di povertà e miseria.

 

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